
Roma, 24 ottobre 2026.
Si è svolto questa mattina, dalle 9 alle 14 sulla piattaforma Zoom, il webinar e workshop “Libere e liberi di aiutare. Servizio Sociale e Libera Professione”, promosso dal Consiglio Regionale dell’Ordine Assistenti Sociali del Lazio e rivolto alle assistenti sociali e agli assistenti sociali iscritte/i all’albo, oltre che alle studentesse e agli studenti di Servizio Sociale.
Il punto di partenza è un dato che colleghe e colleghi conoscono bene: il mercato del lavoro per la professione è molto cambiato. La strada che per decenni è coincisa con il concorso pubblico o con il posto da dipendente in cooperativa oggi si affianca a percorsi di autonomia professionale, che chiedono competenze, visioni e strumenti nuovi. La giornata è stata pensata per condividere proprio questi strumenti, queste esperienze e queste idee con chi ha già scelto la libera professione o sta valutando di farlo.
Alle 9 si sono aperti i collegamenti e le/i partecipanti sono state/i accolte/i con il benvenuto. Alle 9.10 la presidente del CROAS Lazio, Elena Addessi, ha portato i saluti istituzionali, ricordando che l’Ordine ha preso a cuore questo tema da diverse consiliature. Il tema della libera professione e dell’impresa sociale, ha detto, rappresenta una importante opportunità, sia di servizio alla collettività sia di sviluppo delle proprie competenze, e contribuisce alla costruzione del welfare. Ha annunciato infine una mattinata ricca di interventi.
Ed è proprio nel solco del welfare che si colloca l’intera giornata. Oggi si parla sempre più spesso di welfare mix, cioè di un sistema di tutele a cui concorrono più soggetti: lo Stato e gli enti locali, che restano garanti dei diritti e dei livelli essenziali delle prestazioni, ma anche il Terzo settore, le imprese sociali, i/le professionisti/e e le comunità. In questo quadro il servizio pubblico rimane il perno del sistema e il principale luogo di lavoro dell’assistente sociale, e accanto a esso trovano spazio altre forme di impegno professionale, che ne ampliano la capacità di risposta.
Un/a assistente sociale può dare vita a un ente del Terzo settore o a un’impresa sociale che risponde a un bisogno del suo territorio, gestire un servizio o una struttura, aprire uno studio privato, svolgere consulenze tecniche, come CTU su incarico del giudice o CTP su incarico di una parte, fare il supervisore/a di colleghi/e, operatori e operatrici, il formatore la formatrice, il/ la docente. Sono attività che affiancano il welfare pubblico e lo arricchiscono: portano competenza metodologica e attenzione deontologica dove servono, rendono i servizi più vicini alle persone e offrono alle famiglie e ai territori una scelta in più. Perché questo valore si realizzi, l’autonomia professionale ha bisogno di restare ancorata ai principi della professione, ai diritti delle persone e a regole chiare su incarichi, compensi e responsabilità. È la prospettiva con cui il CROAS Lazio guarda a queste esperienze: una risorsa per la collettività, oltre che per chi sceglie di intraprenderle.
Alle 9.20 è intervenuto il consigliere delegato per la libera professione, Furio Panizzi, che ha presentato la giornata e il Gruppo di Studio Libera Professione e Impresa Sociale. Il Consiglio regionale lavora su questo tema da più consiliature e il percorso ha già prodotto due pubblicazioni scientifiche, uno sportello di consulenza gratuita e diversi seminari. Il webinar di oggi ne è la continuazione. Panizzi ha poi moderato la sessione di domande e risposte.
Alle 9.30 è intervenuta Teodora Paraschiva Cotoi, assistente sociale specialista, che ha approfondito il tema “Dall’idea alla costruzione di un progetto: possibili ambiti e aree di sviluppo”. Ha accompagnato i/le partecipanti lungo sette passaggi, dall’identità professionale e dall’idea iniziale fino al business plan, all’incarico e alle responsabilità che ne derivano. Al centro la domanda “quale contributo posso offrire”, con il richiamo all’autonomia di giudizio e ai fondamenti scientifici e deontologici della professione. Cotoi ha proposto cinque domande per costruire un progetto professionale: a quale bisogno risponde, per chi e con chi si lavora, quale contributo si offre, come si organizza il lavoro, come si documenta e si valuta quello che si realizza. Ha ricordato infine le condizioni dell’incarico previste dal Codice deontologico, dal contratto scritto alla polizza assicurativa, fino all’equo compenso.
Alle 9.45 è intervenuto Ugo Albano, assistente sociale specialista, formatore e autore, che ha affrontato il tema “Non è da tutti: le caratteristiche personali del libero professionista”. Albano è partito da una domanda che ogni collega si pone prima di scegliere l’autonomia: quali qualità servono? Ha aperto con l’immagine dei salmoni che risalgono la corrente, accompagnata da un’idea semplice: chi segue la folla trova la folla, chi segue la propria strada trova se stesso/a. L’assistente sociale italiano/a, ha ricordato, è in grandissima parte un lavoratore/trice dipendente, mentre chi sceglie di fare l’imprenditore/trice di se stesso/a è una quota minima, intorno all’1% secondo la cifra presentata. Il percorso tipico passa dalla gavetta da dipendente e arriva, per chi lo desidera, a una scelta matura: mettersi in proprio.
Albano ha poi elencato le caratteristiche personali che accompagnano questa scelta: innovatività, pragmatismo operativo, capacità di leggere la realtà, attitudine al cambiamento, problem-solving, capacità organizzativa e di comunicare, gestione del rischio, orientamento al business e autonomia professionale. Ha chiuso con un invito a passare dalle idee ai fatti: un’idea che resta nella testa è solo un sogno, diventa un obiettivo quando la si scrive, un risultato quando la si raggiunge, un’esperienza anche quando non riesce. Chi resta fermo/a, ha concluso, resta un/a sognatore/trice.
Alle 10.10 è intervenuto il dottor Lamberto Mazzapicchio, dottore commercialista, che ha illustrato gli aspetti fiscali e previdenziali per l’assistente sociale con partita IVA: apertura della partita IVA, codice ATECO, regime forfetario, gestione separata INPS e obblighi assicurativi. Il messaggio di fondo è che l’autonomia professionale porta con sé anche l’autonomia nella gestione fiscale e finanziaria. La tariffa concordata non coincide con il reddito disponibile, perché da ogni incasso vanno messi da parte costi, contributi, imposte e copertura assicurativa.
Mazzapicchio ha chiarito che non esiste una soglia dei 5.000 euro che esoneri da sola dalla partita IVA: conta la differenza tra attività occasionale e attività abituale. Ha spiegato come scegliere il codice ATECO in base alle prestazioni realmente svolte e ha descritto il regime forfetario, con la soglia di ricavi di 85.000 euro e l’imposta sostitutiva del 15% o, se ricorrono le condizioni, del 5% nei primi anni. Ha parlato poi dell’iscrizione alla Gestione Separata INPS, con le aliquote 2026 del 26,07% e del 24% a seconda della posizione del/della professionista, e dell’importanza della responsabilità civile professionale. Un’attenzione particolare è andata ai/alle dipendenti pubblici/che che vogliono affiancare un’attività autonoma: prima vanno verificate autorizzazioni e incompatibilità.
Alle 10.35, dopo un breve video, è intervenuto Giovanni Evangelista, assistente sociale dal 2005 ed ex consigliere del CROAS Lazio, sul tema “Come aprire una residenza privata per anziani”. Dopo vent’anni di servizio nei Comuni, Evangelista ha aperto nel 2015 la Residenza Padre Pio ad Amaseno: 12 posti, in un immobile in affitto e senza capitale proprio. Ha raccontato il suo metodo in sette passi, da seguire nell’ordine giusto: l’immobile, i finanziamenti, le autorizzazioni, i conti, il personale, gli/le ospiti, le buone prassi. Ha insistito sul fatto che l’assistente sociale non parte da zero, perché leggere un bisogno e un territorio, scrivere un progetto e costruire una rete sono cose che fa ogni giorno. Tra i consigli alle/ai colleghe/i: partire in piccolo, fare i conti prima di firmare qualsiasi cosa e farsi trovare. Evangelista è anche autore del manuale “Aprire una casa di riposo”.
Alle 11 è intervenuta Anastasia Urso, assistente sociale specialista, CEO e fondatrice di Social Service S.R.L.S. e del Polistudio Kairos, che ha approfondito il tema “Lavorare in libera professione per la supervisione professionale”. Urso ha ricordato che oggi la supervisione è uno spazio professionale strategico: quella del personale dei servizi sociali è riconosciuta come Livello Essenziale delle Prestazioni Sociali (LEPS) e non è un extra, ma qualcosa che i servizi devono garantire. Sostiene la qualità dell’intervento, aiuta a gestire la complessità, tutela il benessere degli/lle operatori/trici e previene il burnout, e apre all’assistente sociale esperto/a un campo di lavoro autonomo con enti locali, Ambiti territoriali sociali, cooperative ed enti del Terzo settore. Ha anche chiarito che cosa il/la supervisore/a fa e che cosa no: non è terapia, non è controllo, non è consulenza sul caso, ma riflessività guidata, uno spazio che aiuta a prendere la giusta distanza dall’azione professionale senza dare “la soluzione”.
Urso ha illustrato le forme della supervisione: il gruppo monoprofessionale di assistenti sociali, nucleo centrale del LEPS, con un minimo di 16 ore annue, incontri di almeno due ore e gruppi fino a 15 professionisti/e; la supervisione individuale; quella d’équipe per gruppi multiprofessionali. Nella libera professione, ha spiegato, il mandato va sempre tradotto in un progetto, con destinatari/ie, obiettivi, durata, setting, metodo e restituzione, dall’analisi della domanda della committenza fino alla relazione finale, nel rispetto della riservatezza del gruppo e del Codice deontologico.
Sulla credibilità ha indicato una formula: esperienza, metodo, terzietà e capacità di conduzione dei gruppi. Non basta dichiararsi supervisore/a, ha detto, bisogna rendere riconoscibili competenza e affidabilità, consolidando l’esperienza sul campo, formandosi alla supervisione, facendo esperienza supervisionata/o e costruendo un portfolio. Per proporsi consiglia di non “vendere ore” ma di presentare un servizio costruito, con un kit già pronto (curriculum, profilo di una pagina, format di progetto, scheda economica, strumenti di rilevazione e valutazione), valutando sia la committenza diretta sia la collaborazione con le società che si aggiudicano bandi e affidamenti. Per Urso la competenza del/della supervisore/a non sta nell’avere tutte le risposte, ma nel creare le condizioni perché il/la professionista possa porsi domande migliori.
Alle 11.20 è intervenuto Generoso Petrillo, assistente sociale libero professionista, formatore, counselor e supervisore, che ha trattato il tema “La libera professione dell’assistente sociale: dalla competenza al posizionamento professionale”. Il suo intervento si intitolava “Il volo dell’aquila” e partiva da un’immagine: l’aquila non evita il vento, lo usa per salire. Come l’aquila non nasce già capace di dominare il cielo, ha spiegato, anche il/la libero/a professionista non comincia con la partita IVA, ma con anni di formazione, esperienza, supervisione e costruzione della fiducia. Prima di lanciarsi bisogna arrampicarsi, strutturarsi e rinforzarsi, e solo dopo si può spiccare il volo.
Petrillo ha raccontato la propria esperienza in campi diversi, in particolare quello della tutela delle persone minorenni e del diritto di famiglia, e ha indicato le competenze su cui si regge un percorso autonomo: la padronanza del sapere disciplinare, delle normative e degli strumenti valutativi; un orientamento metodologico chiaro, per lui quello sistemico-relazionale integrato alla teoria dell’attaccamento, una bussola per leggere la complessità familiare e sociale; l’autonomia nella gestione del mandato, dei confini del ruolo e della responsabilità deontologica; il posizionamento, cioè la capacità di definire la propria offerta e comunicarne il valore. Tra i servizi che propone ha citato la consulenza a studi legali, la consulenza tecnica di parte e l’affiancamento nel lavoro peritale d’ufficio nei procedimenti ad alta conflittualità, la supervisione per i servizi territoriali, la formazione, il counseling genitoriale e il welfare aziendale.
Per costruire il proprio posizionamento ha proposto sei passi: definire la propria identità professionale, individuare l’ambito di specializzazione, costruire la rete, stabilire il posizionamento sul mercato, strutturare l’offerta di servizi, consolidare e far crescere la professione. Non ha nascosto le sfide, come rendersi visibili in un mercato che non ci conosce, costruire credibilità senza un’istituzione alle spalle e gestire l’incertezza economica, ma ha indicato anche le opportunità: specializzarsi in nicchie ad alto valore come la consulenza tecnica, la supervisione e il welfare aziendale, scegliere persone afferenti al servizio, metodi e contesti, e lavorare con un impatto diretto sul benessere delle persone. Il suo invito finale: chi fa soltanto quello che già sa fare non sarà mai più di quello che è oggi.
Alle 11.40 Anastasia Urso è intervenuta di nuovo, questa volta sul tema “Lo studio privato professionale. Come strutturare un’offerta di consulenze alla cittadinanza, tariffazione, accordi con altri professionisti/e”. Anche in questo caso ha offerto ai/alle presenti consigli molto preziosi e concreti su come aprire uno studio privato, dalla costruzione dell’offerta di consulenze alla tariffazione, fino agli accordi con altri/e professionisti/e.
Alle 12 sono intervenute Simona Pantaleo e Lucia Piazzolla, progettiste sociali e co-fondatrici del progetto formativo Futura-PEDS, dello Studio professionale Futura di Bari, sul tema “Progettazione sociale con piccole realtà e metodo PEDS per la formazione professionale”. Hanno parlato di “rigenerazione delle competenze”, che significa riqualificare le proprie competenze professionali, ridefinire gli spazi professionali e riappropriarsi delle competenze trasversali. Tra gli esempi concreti hanno presentato il progetto pilota Welfare Hub, un percorso di welfare aziendale a cui oggi partecipano oltre dieci imprese.
Alle 12.20 è intervenuto Marco Livia, direttore della Fondazione Terzjus ETS, che ha approfondito il tema “Opportunità e potenzialità per l’assistente sociale dalla Riforma del Terzo Settore e dal Piano Strategico per l’Economia Sociale”. Livia ha ricordato che la Riforma ha dato un quadro unitario agli enti con finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale, con il Registro Unico Nazionale (RUNTS) a garantirne identità e credibilità, e ha passato in rassegna le attività di interesse generale dell’articolo 5 del Codice del Terzo Settore, tra cui gli interventi e i servizi sociali, le prestazioni socio-sanitarie e l’alloggio sociale.
Ampio il capitolo sulle risorse: oltre al 5 per mille, la raccolta fondi, il crowdfunding, le erogazioni liberali e le attività diverse, fino al social bonus, il credito d’imposta per le donazioni a progetti di recupero di beni pubblici inutilizzati o confiscati. Livia ha parlato anche di social lending e titoli di solidarietà, strumenti da valutare con attenzione perché, a differenza delle donazioni, possono comportare restituzione del capitale e interessi: per i titoli di solidarietà, ha annunciato, si lavora per avviarli nei primi mesi del 2027. Sul rapporto con la pubblica amministrazione ha sottolineato il passaggio dalla logica del bando a quella della collaborazione, con la co-programmazione e la co-progettazione tra enti pubblici ed ETS, e ha ricordato la disciplina specifica dell’impresa sociale.
Dalla norma all’azione, secondo Livia, servono cinque mosse: verificare statuto, attività e posizione nel RUNTS; scegliere strumenti di finanziamento coerenti con la missione; costruire alleanze territoriali e progetti misurabili; curare trasparenza, bilancio e rendicontazione; verificare requisiti e operatività di ogni misura prima di usarla. Il Piano nazionale per l’Economia Sociale, approvato dal Consiglio dei Ministri il 2 luglio 2026 con orizzonte decennale e revisione a cinque anni, è per ora una cornice strategica e non equivale a nuovi incentivi già operativi: per diventare misure concrete servono ulteriori passaggi attuativi. Livia ha infine segnalato il primo Festival dell’Economia Sociale, per il quale ci si può registrare sul sito festivaleconomiasociale.it.
Alle 12.40 è intervenuta Giuseppina Signorello, assistente sociale specialista e docente dell’Università LUMSA, con un contributo dedicato a “Un’esperienza di tirocinio formativo presso uno studio privato”. Al centro dell’intervento, una sperimentazione realizzata nell’anno accademico 2025-26 nell’ambito del percorso magistrale LM-87: un tirocinio di 250 ore, articolato in cinque blocchi progressivi, svolto presso una S.R.L.S. operante nell’ambito dei servizi sociali.
L’esperienza è stata presentata non soltanto attraverso le attività svolte dalla studentessa, ma soprattutto come esempio di progettazione formativa: il Piano Individualizzato di Tirocinio ha consentito di mettere in relazione gli obiettivi della LM-87 con le opportunità offerte da un contesto professionale meno tradizionale. Il percorso ha accompagnato progressivamente la studentessa nella conoscenza della libera professione e di alcune sue dimensioni operative, dalla progettazione alla supervisione, dal lavoro di rete alla relazione con la committenza, fino alla mappatura territoriale dei sette Ambiti Territoriali Sociali del Molise e alla costruzione di un’offerta tecnica per un servizio di supervisione professionale.
Signorello ha illustrato il doppio accompagnamento che ha sostenuto il tirocinio, con la tutor dell’ente, assistente sociale libera professionista e responsabile della S.R.L.S., e la docente di tirocinio dell’Università LUMSA. Tra gli esiti, ha indicato lo sviluppo di competenze tecniche, come l’analisi del territorio e dei bisogni, la progettazione, il monitoraggio e la costruzione di reti e partnership, e di competenze trasversali, come l’autonomia progressiva, il pensiero critico e la comunicazione professionale e istituzionale. La studentessa ne ha ricavato più elementi per orientare le proprie scelte, con un interesse rafforzato verso la progettazione sociale.
Dall’esperienza Signorello ha tratto una riflessione per chi si occupa di formazione: un contesto di libera professione può diventare un luogo formativo, ma non in modo automatico. Servono obiettivi formativi espliciti fissati prima delle attività, un raccordo costante tra università, tutor e studentessa, compiti via via più complessi e spazi di riflessione, evitando sia il tirocinio come osservazione passiva sia quello usato per rispondere alle sole esigenze operative dell’organizzazione. Ha lasciato infine alcune domande aperte, su come tenere insieme sostenibilità e accessibilità dei servizi, valore professionale e valore economico della prestazione, innovazione e mandato. L’esercizio autonomo, ha ricordato, cambia il contesto ma non il mandato professionale. L’esperienza non dice che tutti/e gli/le studenti/esse dovrebbero fare un tirocinio in libera professione, ha concluso: dice che anche questi contesti possono essere luoghi formativi e che conoscere una strada in più permette di valutare, scegliere e costruire il proprio futuro professionale.
Alle 13 è intervenuta Mary Buccieri, giornalista ed esperta di comunicazione digitale, sul tema “Social media e marketing professionale per l’assistente sociale autonomo/a”. Comunicare la professione, ha detto, non significa vendersi, ma farsi trovare da chi ha bisogno. Da qui l’invito a mettersi in ascolto del pubblico prima di parlare, a mappare i bisogni del territorio, a usare parole semplici evitando il burocratese e a dare risposte chiare ai problemi urgenti. Una presenza digitale, ha spiegato, deve essere moderna, dinamica e professionale, con il rispetto dell’etica in ogni pubblicazione, e può contare su LinkedIn per la rete professionale e su strumenti come copywriting, intelligenza artificiale e design essenziale a supporto dell’autonomia.
Alle 13.20 si è aperto lo spazio di question time, con tutte le relatrici e i relatori, moderato da Panizzi. I/le partecipanti hanno posto diverse domande interessanti, che hanno permesso ulteriori approfondimenti sui temi trattati nel corso della mattinata.
Alle 13.50 è stato proposto ai/alle presenti un questionario online. I dati raccolti saranno elaborati nei prossimi giorni per capire quanto interesse ci sia a proseguire con nuovi incontri, quali temi i/le colleghi/e vorrebbero approfondire, se vi sia la disponibilità a partecipare a gruppi di studio sull’argomento, oltre ad altre informazioni utili a orientare le prossime iniziative, anche in vista dell’evento laboratoriale successivo.
Alle 14 la presidente del CROAS Lazio, Elena Addessi, ha preso la parola per i saluti conclusivi. Ha ringraziato innanzitutto tutti/e i/le partecipanti per la viva partecipazione e per l’attenzione dimostrata lungo tutta la mattinata, e poi le relatrici e i relatori, collegati da diverse regioni d’Italia, che hanno messo a disposizione della comunità professionale il loro tempo e il loro percorso, sia come cultori della materia sia come liberi professionisti che questa strada l’hanno già intrapresa.
La presidente ha rivolto un ringraziamento particolare agli esperti che hanno dato alla giornata il necessario supporto tecnico: il dottor Lamberto Mazzapicchio, dottore commercialista e professore a contratto di Economia aziendale all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, che ha chiarito gli aspetti fiscali e previdenziali della partita IVA, e il dottor Marco Livia, direttore della Fondazione Terzjus ETS e professore a contratto alla LUMSA e all’Università Salesiana, dove insegna organizzazione e management del Terzo Settore, che ha illustrato le opportunità della Riforma e dell’economia sociale.
Addessi ha poi ricordato il valore delle testimonianze, che hanno mostrato in concreto come si costruisce un percorso autonomo: quella di Giovanni Evangelista, che ha raccontato l’apertura della sua residenza per anziani; quella dello Studio professionale Futura di Bari, con Simona Pantaleo e Lucia Piazzolla, e il progetto Welfare Hub; quella della professoressa Giuseppina Signorello, che ha portato l’esperienza del tirocinio in uno studio privato; quella di Teodora Paraschiva Cotoi, che ha guidato i/le partecipanti dall’idea alla costruzione di un progetto; e quella di Anastasia Urso, con l’esperienza del suo studio e della sua società. Un insieme di storie, ha sottolineato, che dimostra come la libera professione e l’impresa sociale siano una strada percorribile per chi sceglie di prepararsi con serietà e di restare fedele ai valori della professione.
Le conclusioni della giornata sono state affidate al consigliere Furio Panizzi, che ha individuato un “filo d’oro” capace di tenere insieme gli interventi di tutti/e i relatori e le relatrici. È la storia dell’assistente sociale che, per arrivare a un lavoro autonomo, si forma a lungo: con corsi di aggiornamento, rivolgendosi a specialisti/e sui temi fiscali e giuridici, attrezzandosi con master e corsi di approfondimento, e facendo una buona pratica iniziale da lavoratore dipendente.
Accanto alla formazione, Panizzi ha indicato un ulteriore passaggio: da informatore scientifico e divulgatore a diventare assistente sociale narratore. Perché, ha ricordato, la pubblicità è l’anima del commercio e, per incontrare un mercato, è importante saper fare storytelling, usare le storie del servizio sociale e saper raccontare, che è cosa diversa dall’informare. Panizzi ha infine ringraziato tutte e tutti per la partecipazione attiva e per il vivo interesse dimostrato.
Il CROAS Lazio ricorda che è possibile inviare richieste di consulenza gratuita allo Sportello Libera Professione e Impresa Sociale, direttamente dal format presente sul sito dell’Ordine. Lo Sportello, attivato il 2 maggio 2018 da un apposito gruppo di studio, è un servizio gratuito pensato per sostenere le assistenti sociali e gli assistenti sociali che operano o intendono operare in regime autonomo o di impresa sociale. Offre orientamento e informazioni sulla normativa di riferimento per la professione autonoma, sull’apertura e la gestione della partita IVA, sull’analisi dei rischi imprenditoriali, sulle opportunità di accesso a finanziamenti e bandi e sui percorsi per l’avvio di studi associati o di società di servizi e imprese sociali. Maggiori informazioni e il modulo per la richiesta sono disponibili nella pagina dedicata del sito del CROAS Lazio: Libera professione e sportello – CROAS – Consiglio Regionale Ordine Assistenti Sociali (https://www.oaslazio.it/libera-professione-e-sportello/)
