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Roma, 11 maggio 2018. “Il nostro Paese deve essere orgoglioso di aver avviato, quarant’anni fa, primo in Europa, quella che, con la Legge 180, è stata una vera e propria rivoluzione civile.

 

Grazie a quella legge si giunse alla chiusura degli ospedali psichiatrici, al definitivo abbandono del modello contenitivo sostituito da un nuovo approccio: terapeutico, inclusivo e socializzante. Un approccio che, soprattutto, restituiva a ciascun malato la propria dignità di persona.

 

E’ giusto guardare con soddisfazione a questi primi quarant’anni. Ma è anche giusto non nascondere che alcune ombre si allungano su questa Legge soprattutto là dove, mancando i servizi sul territorio, si assiste nei fatti ad un abbandono delle persone e delle loro famiglie.”

 

Così Gianmario Gazzi, Presidente del Consiglio nazionale degli assistenti sociali alla vigilia del 40mo anniversario dalla promulgazione delle Legge 180.

 

“La rivoluzione civile di Franco Basaglia – dice ancora - vista all’inizio con uno scetticismo che a volte sfociava nell’ostilità, ha consentito di mettere le persone con una malattia al centro degli interventi, facendole interagire con il territorio e con equipe multidisciplinari in grado di assistere e accompagnare anche le famiglie e le comunità in percorsi di consapevolezza, cura, riabilitazione e nella difficile opera di accoglienza e integrazione del malato.”

 

“Una rivoluzione, però, che – prosegue Gazzi - ancora oggi molti ritengono incompiuta e che non è stata in grado di affrontare con determinazione proprio il dramma delle famiglie spesso in difficoltà nel prendersi cura dal punto di vista organizzativo del malato.

 

Una incompiuta che si porta dietro l’enorme responsabilità – che si perpetua ed anzi si accentua – di non aver saputo realizzare quella rete di servizi sul territorio, unica in grado di prendersi effettivamente carico dei bisogni dei pazienti e di chi è chiamato ad accudirli e attraverso un rinforzo delle competenze e delle potenzialità delle reti primarie”.

 

“Gli assistenti sociali italiani - da sempre fortemente impegnati nell’area della salute  mentale - guardano con preoccupazione alle diseguaglianze regionali che caratterizzano il sistema sanitario e socio-sanitario del Paese e che, in questo specifico campo, accentuano il divario nelle capacità di risposta ai bisogni delle persone”, spiega il presidente degli assistenti sociali italiani.

 

Per Gazzi, desta anche preoccupazione “la lenta fase di messa a regime delle Rems, le residenze per l’esecuzione della misura di sicurezza sanitaria chiamate a sostituire gli ospedali psichiatrici giudiziari, non ancora conclusasi. Altrettanto ci preoccupa l’illusione ancora diffusa che la sola cura farmacologica sia efficace. Molto deve essere fatto nei territori e nelle comunità per ridurre stigma e paura, bisogna evitare che i reparti di psichiatria nelle strutture ospedaliere possano essere oggetto di logiche distorte che riportino a piccoli manicomi perché sarebbe una sconfitta per tutti”.

 

“Noi crediamo che proprio in occasione dei quarant’anni della Legge 180 serva un grande sforzo di rilancio di questa riforma varando una azione di mobilitazione nazionale che ponga in cima alle priorità l’investimento sulle risorse e le capacità di risposta del territorio, uniche in grado di garantire quella socialità affettiva di prossimità che tanto importante si dimostra per questi pazienti e per coloro che se ne prendono cura. Se così non fosse potremmo, anche senza volerlo, costruire nuovi “manicomi senza mura” perdendo di vista la dignità delle persone.”, conclude.



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Pubblicato il 16-05-2018 - Visualizzata 139 volte

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