| Martedì 07 Settembre 2010 10:35 | |||||
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L'Ordine degli Assistenti Sociali del Lazio e altri Ordini Professionali intervengono criticamente sulla proposta di legge regionale sui Consultori
Spett. Regione Lazio c.a. Presidente e Commissario alla Sanità On. Renata Polverini c.a. Assessore alle Politiche Sociali e Famiglia On. Aldo Forte
Oggetto: Proposta di legge n. 21 del 26.05.2010 recante "Riforma e riqualificazione dei consultori familiari"
Onorevole Presidente, Onorevole Assessore, quali rappresentanti delle categorie professionali che, da oltre trent’anni, si dedicano nei consultori familiari alla prevenzione ed educazione alla salute e alla presa in carico della donna, della coppia, della famiglia e dei figli, desideriamo esprimere alcune considerazioni con riferimento alla proposta di legge indicata in oggetto. Condividiamo pienamente la necessità di una riqualificazione delle strutture consultoriali, ed in special modo di un incremento del numero delle stesse, al fine di rispettare il fabbisogno di un consultorio ogni ventimila abitanti previsto dalla Legge 34/1996. Una presenza capillare dei consultori sul territorio regionale, incentivando il sostegno alla famiglia ed alla coppia, la promozione e la tutela della procreazione responsabile, la prevenzione dell’interruzione volontaria di gravidanza e le altre finalità previste dal Progetto‐Obiettivo Materno‐Infantile, non potrà che giovare al miglioramento delle condizioni di benessere fisico, psicologico e sociale della popolazione, che costituisce uno degli obiettivi prioritari della Regione. Ciò nonostante, taluni aspetti della proposta di legge ci lasciano perplessi, primo fra tutti la previsione di abrogare la Legge Regionale 15/1976. Detta normativa regionale ha come oggetto principale l’istituzione e la regolamentazione del servizio di assistenza alla famiglia e di educazione alla maternità e alla paternità responsabili, nell’ambito del quale si inserisce la disciplina dell’attività e del funzionamento dei consultori familiari. Rispetto all’abrogazione in toto della Legge in parola, sembrerebbe forse più opportuna una revisione parziale, con la previsione di nuove disposizioni nel corpo della Legge 15/1976, il cui modello di intervento è valutato di eccellenza dalle agenzie internazionali. Un siffatto modello, che è espressione dei criteri di universalità, equità e solidarietà propri del Sistema Sanitario Regionale, non può essere fatto oggetto di un totale stravolgimento, anche per assicurare il rispetto dei principi fondamentali fissati dalla normativa statale in materia di tutela della salute, nonché dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale. Con i richiamati criteri, che la normativa regionale deve osservare per non incorrere in violazione dell’art. 117 della Costituzione, sembra assolutamente incompatibile la proposta di consentire che i consultori familiari siano gestiti anche da strutture private a scopo di lucro. Riteniamo che, muovendosi in un ambito così delicato, si debba prestare un’attenzione particolare al rispetto dei principi fondamentali del sistema sanitario, tra cui quelli di universalità e di responsabilità pubblica della tutela della salute: non si può pensare di demandare la gestione di quello che potremmo definire un patrimonio pubblico di inestimabile valore per la salute della popolazione, se non in via marginale e residuale, ad “istituzioni sociali”, la cui vocazione pubblica è difficilmente verificabile, né tantomeno ad enti a carattere lucrativo. D'altra parte la "privatizzazione" dei consultori familiari deve essere valutata anche in relazione al rischio di violazione del criterio di economicità che, a maggior ragione nell’attuale momento storico, deve ispirare l’azione politica ed amministrativa: la proposta di legge in parola rischia di comportare un indiscriminato ed ingiustificabile aumento dei costi di gestione, dovuto, ad esempio, alla duplicazione di alcuni percorsi, come nel caso della previsione di istituire di un "doppio procedimento" per l’applicazione della Legge 194/1978. Infine, suscita non poche perplessità la proposta di inserire nelle équipe dei consultori figure professionali di incerta definizione e con competenze di dubbia attestazione, quali, fra le altre, il consulente familiare ed il mediatore familiare, quest’ultimo, peraltro, disciplinato tramite una legge regionale recentemente dichiarata illegittima dalla Corte costituzionale. Alla luce delle considerazioni su espresse, chiediamo di operare una profonda riflessione sulla opportunità di portare avanti l’approvazione della proposta di legge in oggetto, che rischia di compromettere nella nostra Regione l’attuale modello di sanità universalistica e solidale, coerente con la Costituzione e con la normativa di principio statale. Distinti saluti
Ordine degli Psicologi del Lazio Presidente dott.ssa Marialori Zaccaria Ordine provinciale di Roma dei Medici chirurghi e degli Odontoiatri Presidente dott. Mario Falconi Ordine degli Assistenti sociali del Lazio Presidente dott.ssa Giovanna Sammarco
Il 16 luglio il CROAs Lazio portava a conoscenza di tutti gli iscritti la proposta di Legge Regionale n° 21 del 26 maggio 2010 (all.1) che ha come oggetto “Riforma e riqualificazione dei Consultori Familiari”. Si invitavano inoltre colleghi ad una attenta riflessione sul testo della proposta, ad iniziativa del Consigliere Olimpia Tarzia , tenendo sempre presente:
Alcuni nodi critici:
Tutto l’impianto normativo sembra non tener conto del principio dell’unitarietà della persona e del concetto di salute validato dall’OMS. La nostra comunità professionale si sta interpellando insieme alla società civile, perché non venga stravolto il senso dei consultori e affinché qualsiasi riorganizzazione dei servizi socio-sanitari non definisca in realtà un arretramento rispetto ai valori sanciti dalla Costituzione. Invitiamo gli iscritti a diffondere questa notizia per attivare momenti di sensibilizzazione e riflessione a tutto campo, nel rispetto dei diritti di cittadinanza e dei principi delle leggi dello Stato nonché del nostro Codice Deontologico.
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